25.03.2026 Intervista

Moda e assicurazioni

di Elena Pozzi - Underwriter ARTE Generali Italia

Dialogo con la storica della moda Aurora Fiorentini

 

1) Perché in Italia la moda fatica ancora a essere riconosciuta come patrimonio culturale da proteggere?

 

Rispetto ad altri Paesi Europei come ad esempio la Francia, in Italia c’è scarsa consapevolezza istituzionale del valore culturale della moda. I musei e gli archivi soffrono mancanza di risorse e continuità: casi emblematici sono realtà costrette a importare mostre per carenza di fondi e competenze, mentre artigianati e archivi privati scompaiono nell’indifferenza. Così perdiamo, oltre agli oggetti, il know‑how dei distretti, cioè la nostra identità produttiva.

 
2) Che cosa rappresenta davvero un archivio di moda per un’azienda?

 

È il cuore della memoria del brand: non solo abiti, ma soprattutto documenti — bozzetti, brevetti, corrispondenze, campagne pubblicitarie, fotografie di celebrities, libri matricola dei laboratori, tracciabilità delle forniture.
Quando ho lavorato alla ricostruzione dell’archivio Gucci ho avuto l’opportunità di far emergere mappe di relazioni produttive: pelletterie specializzate, cristallerie, argentieri, ricamatori. Un archivio ben fatto diventa strumento per creatività, marketing e governance (passaggi generazionali, cambi di proprietà), oltre che presidio scientifico per mostre e ricerche.

 

 

3) Quali sono i rischi più sottovalutati che minacciano gli archivi fashion — e come si possono mitigare?

 

I tre grandi nemici: luce, polvere e acqua. La luce degrada fibre e colori, la polvere agisce ogni giorno, le infiltrazioni fanno danni subdoli. Poi ci sono errori di allestimento (cassettiere metalliche non sigillate, appendimenti verticali per abiti pesanti), e la fragilità dei materiali moderni: alcuni interni resinati degli anni ’90 si polverizzano, senza rimedio. La risposta è prevenzione: climatizzazione stabile, materiali conservativi idonei, rotazione dei capi, spolverature programmate, protocolli di movimentazione.

 

 

4) Dove entra in gioco il settore assicurativo?

 

Le compagnie assicurative non devono limitarsi ad offrire un polizza assicurativa, ma devono diventare partner dei brand e dei loro archivi supportandoli in: sopralluoghi tecnici, check‑list di prevenzione, creazione di requisiti minimi (inventario, catalogazione, digitalizzazione, controlli su luce/umidità), e formazione per chi gestisce gli archivi.

 Gli archivi fashion hanno rischi diversi da quadri e sculture: servono consulenti specializzati capaci di leggere il tessile, i materiali organici, i flussi di lavoro di un archivio. La copertura viene dopo: prima ci deve essere la cura del patrimonio.

 

 

5) Qual è il futuro degli archivi di moda?

 

Serve un ritorno ai contenuti e allo studio. Oggi superficialità e turnover creativo erodono la memoria dei brand. Gli archivi sono la bussola per la creatività e la governance; se si interrompe la catena della conoscenza, si perde anche la capacità di differenziarsi. Qui la collaborazione moda–assicurazioni può fare la differenza: prevenzione, standard conservativi, formazione e valutazioni tecnico‑assicurative dedicate.

 

 

 

Cenni biografici:

 

Aurora Fiorentini

Storica dell’arte e della moda, curatrice museale e Heritage Project Manager per archivi e musei d’impresa del fashion system. È stata project manager della creazione dell’Archivio Storico Gucci e del Museo Gucci a Firenze (1996–2001); ha collaborato come consulente per Fendi, Hugo Boss, Christian Dior, Valentino, Louis Vuitton, oltre che con istituzioni come la Galleria del Costume / Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti (Firenze) e il Museo del Tessuto di Prato. Ha co‑curato mostre su costume e moda in Italia e all’estero, tra cui al Louvre (1993, 2010) e al Solomon R. Guggenheim di New York (1994). In ambito accademico ha insegnato e tiene corsi presso Polimoda, Università di Firenze, IULM, Università Cattolica, Politecnico di Milano e LUISS Business School.Tra le pubblicazioni, Moda italiana anni ’50 e ’60 (1991), La sala Bianca. Nascita della moda italiana (saggio, 1992), La moda a Firenze tra arte e artigianato (2006), Corrispondenze. Sete, ceramiche, cibo tra Cina e Toscana (2008), Alberto Lattuada. Progetti di scuola (2013), La Moda in Società (2015). [iulm.it], [milanofash...titute.com].

 

Approfondimenti recenti sul suo pensiero critico e sul contesto di mercato: intervista su Artribune (30 aprile 2025); sul fronte didattico e divulgativo, interventi e articoli per scuole e istituzioni (es. Polimoda su lessico estetico di Rick Owens). [artribune.com], [polimoda.com]

 

Elena Pozzi

Underwriter di ARTE Generali Italia, Elena è laureata in Economia dei Beni Culturali presso l’Università Cattolica di Milano. Ha ricoperto diversi ruoli nel settore assicurativo in contesti internazionali, l’ultimo dei quali come Cyber Risk Underwriter. La sua passione per l’arte e il suo background umanistico l’hanno portata a coniugare questo interesse con il suo percorso professionale.